Luigi Salvatori (1881-1946)
Nato a Querceta nel 1881, l'avvocato Luigi Salvatori si avvicina al socialismo durante gli studi di giurisprudenza a Pisa. Diventa presidente dell'Unione socialista "K. Marx" e redattore di Versilia Nova. Dopo la laurea a Genova, si trasferisce a Viareggio dove apre uno studio legale e si impegna nella difesa dei più deboli, l'avvocato Salvatori si distingue per la sua trascinante eloquenza e la generosità con cui difende sempre i più deboli. Viene ricordato per gli importanti processi che sostiene, come quello in difesa dei sindacalisti parmensi. Durante la sua carriera politica, continua a svolgere la sua attività di avvocato e viene descritto come un autorevole consigliere per gli antifascisti e i resistenti.
Durante la Grande Guerra, Luigi Salvatori si schiera a favore del neutralismo combattivo e intransigente. Al Convegno socialista per quadri dirigenti di federazione a Bologna, propone l'immediato sciopero generale politico-rivoluzionario contro l'intervento. Non partecipa alla guerra a causa di una poliomielite, ma continua la sua attività politica e viene eletto deputato nel 1919.
Nel 1921, l'avvocato Salvatori aderisce alla scissione comunista di Livorno e continua la sua attività politica nonostante le violenze e le persecuzioni fasciste. Viene descritto come il dirigente più autorevole nel periodo del dopoguerra e difende le "giornate rosse" di Viareggio contro lo stato d'assedio imposto dal governo fascista. Il suo periodico, La Battaglia comunista, viene costretto a chiudere e Salvatori viene arrestato e condannato a quattro anni di reclusione.
Salvatori venne infatti aggredito a bastonate a Viareggio il 31 ottobre del 1926 e fu ricoverato per due settimane all'ospedale di Pietrasanta con numerose lesioni fra cui fratture alle mani riportate nel tentativo di proteggere la testa dai colpi. Fuggì dall'ospedale per sfuggire a nuove possibili aggressioni. Non poté però evitare i rigori della legge. Arrestato e processato fu condannato dapprima al confino e poi al carcere ed iniziò per lui, come per altri personaggi “scomodi” un lungo peregrinare per l'Italia: da Pisa a Roma, da Roma a Napoli, poi a Palermo, a Trapani ed infine a Favignana dove godeva di un regime di semilibertà potendo, di giorno, girare per l'isola rientrando in carcere la sera. Dopo poco, il Tribunale Speciale per la difesa dello Stato si occupò di lui e, agli inizi del 1928, Salvatori venne tradotto prima a Milano e poi a Roma. 9 Condannato a quattro anni e sei mesi di reclusione, li scontò a Pesaro, nel carcere Poggioreale a Napoli, a Ponza ed infine a Ventotene dove, nel 1933, finì di scontare la pena essendosi sempre rifiutato di presentare domanda di grazia. Tornato in Versilia, dovette affrontare disagi economici non trovando molte occasioni di lavoro come avvocato. Per di più, nel 1939 fu colpito da un ictus che ne ridusse ancora le capacità lavorative e non gli permise, dopo la guerra, durante la quale aveva dato vita al CLN, di ricoprire incarichi politici. Ammalatosi agli inizi degli anni ‘40 non potè partecipare alla Resistenza.Dopo la Liberazione, viene designato sindaco di Pietrasanta ma le sue gravi condizioni di salute non gli consentono di accettare. Muore nel 1946.
Il Popolo della Versilia riconosce in Luigi Salvatori un combattente per la libertà e la pace, intitolandogli diverse strade e apponendo effigi nelle varie città che la compongono, grazie a lui molti versiliesi si sono salvati dalla prigionia o da morte certa. Viareggio gli intitolò la strada il 31 dicembre 1964
Durante la Grande Guerra, Luigi Salvatori si schiera a favore del neutralismo combattivo e intransigente. Al Convegno socialista per quadri dirigenti di federazione a Bologna, propone l'immediato sciopero generale politico-rivoluzionario contro l'intervento. Non partecipa alla guerra a causa di una poliomielite, ma continua la sua attività politica e viene eletto deputato nel 1919.
Nel 1921, l'avvocato Salvatori aderisce alla scissione comunista di Livorno e continua la sua attività politica nonostante le violenze e le persecuzioni fasciste. Viene descritto come il dirigente più autorevole nel periodo del dopoguerra e difende le "giornate rosse" di Viareggio contro lo stato d'assedio imposto dal governo fascista. Il suo periodico, La Battaglia comunista, viene costretto a chiudere e Salvatori viene arrestato e condannato a quattro anni di reclusione.
Salvatori venne infatti aggredito a bastonate a Viareggio il 31 ottobre del 1926 e fu ricoverato per due settimane all'ospedale di Pietrasanta con numerose lesioni fra cui fratture alle mani riportate nel tentativo di proteggere la testa dai colpi. Fuggì dall'ospedale per sfuggire a nuove possibili aggressioni. Non poté però evitare i rigori della legge. Arrestato e processato fu condannato dapprima al confino e poi al carcere ed iniziò per lui, come per altri personaggi “scomodi” un lungo peregrinare per l'Italia: da Pisa a Roma, da Roma a Napoli, poi a Palermo, a Trapani ed infine a Favignana dove godeva di un regime di semilibertà potendo, di giorno, girare per l'isola rientrando in carcere la sera. Dopo poco, il Tribunale Speciale per la difesa dello Stato si occupò di lui e, agli inizi del 1928, Salvatori venne tradotto prima a Milano e poi a Roma. 9 Condannato a quattro anni e sei mesi di reclusione, li scontò a Pesaro, nel carcere Poggioreale a Napoli, a Ponza ed infine a Ventotene dove, nel 1933, finì di scontare la pena essendosi sempre rifiutato di presentare domanda di grazia. Tornato in Versilia, dovette affrontare disagi economici non trovando molte occasioni di lavoro come avvocato. Per di più, nel 1939 fu colpito da un ictus che ne ridusse ancora le capacità lavorative e non gli permise, dopo la guerra, durante la quale aveva dato vita al CLN, di ricoprire incarichi politici. Ammalatosi agli inizi degli anni ‘40 non potè partecipare alla Resistenza.Dopo la Liberazione, viene designato sindaco di Pietrasanta ma le sue gravi condizioni di salute non gli consentono di accettare. Muore nel 1946.
Il Popolo della Versilia riconosce in Luigi Salvatori un combattente per la libertà e la pace, intitolandogli diverse strade e apponendo effigi nelle varie città che la compongono, grazie a lui molti versiliesi si sono salvati dalla prigionia o da morte certa. Viareggio gli intitolò la strada il 31 dicembre 1964